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Amos Oz: "Israeliani e palestinesi non hanno un'altra terra. Solo un compromesso fermerà i conflitti" - Repubblica.it Lo scrittore Amos Oz(fotogramma) Lo hanno sempre chiamato traditore. Da bambino per aver fatto amicizia con un poliziotto inglese, nel '67 per aver proposto da subito uno Stato per i palestinesi e ancora oggi, quando difende questa posizione, nonostante Hamas, gli attentati a Gerusalemme come l'ultimo, di poche ore fa, e le minacce dell'Isis. Ma per Amos Oz, uno dei più grandi scrittori israeliani, da sempre in testa alle classifiche dei toto-Nobel, essere chiamato traditore non è un'offesa se il tradimento è il coraggio di cambiare posizione o la fedeltà a un'idea. "Solo chi esce fuori delle convenzioni della comunità a cui appartiene è capace di cambiare se stesso e il mondo", ha detto di recente. Ed è questa la tesi che scorre sotto il suo nuovo romanzo, Giuda (Feltrinelli). Protagonista Schmuel, uno studente che ha realizzato una tesi su Giuda visto da una prospettiva ebraica. Nell'inverno del '59, rimasto senza soldi e senza fidanzata, si ritrova ad accettare vitto e alloggio da un vecchio studioso che ha partecipato all'epopea fondativa dello Stato nel 1948, amico di Ben Gurion, rimasto solo dopo aver perso il figlio nella guerra arabo-israeliana. In cambio dovrà fare da spalla alla gagliarda verve dialettica dell'uomo. In casa una donna, Atalia, matura e moto bella e misteriosa. Si occupa dell'anziano, si rivelerà essere la figlia di un'altra figura storica, un dissidente, indicato anch'esso come traditore perché da sempre contrario alla fondazione di uno Stato. Ne nasce un singolare triangolo di discussioni sulla religione, la politica, la figura di Giuda e su Israele e il conflitto con i Palestinesi. Un romanzo di passioni in cui la politica e la Storia si intrecciano a sentimenti umani come la lealtà e il tradimento. Incontriamo Amos Oz a Milano, è uno degli ospiti di Bookcity. #video-100849061 {position:relative;}#video-100849061 .overlay-play {position:absolute;width:100px;height:100px;left:229.0px;top:120.5px;background:transparent url('http://video.repubblica.it/common/static/player/2014/images/rrtv/player-placeholder-play.png') center center no-repeat;} Condividi Quello del tradimento è un tema particolarmente sentito, per lei. "Me lo porto dietro da sempre. Avevo 8 anni, mi trovavo nella Gerusalemme ebraica sotto amministrazione britannica, divenni amico di un sergente britannico. Io gli insegnavo qualche parola di ebraico, lui mi insegnava qualche parola di inglese. Gli altri ragazzini cominciarono a dirmi che ero un traditore, perché parlavo con 'l'oppressore'. Da allora sono stato chiamato molte volte traditore dai miei concittadini ma non sono offeso. Credo d'essere in buona compagnia, ci sono uomini che vengono considerati traditori solo per il fatto che non avevano paura, non erano codardi, avevano il coraggio di cambiare".È quello che succede al padre di Atalia, che avvertiva Ben Gurion di non dar vita a uno Stato ebraico perché nazioni e confini si portano dietro sempree conflitti. Anche lei pensa che lo Stato ebraico sia stato un tradimento del sogno della terra promessa?"Il mio è un romanzo, non è un manifesto. Ci sono tre o quattro voci, ognuna con idee molto forti, ma diverse tra loro. Quella espressa da Abrabanel, il padre di Atalia, non è maggiore delle altre, fa solo lui questa proposta. Se io avessi voluto dire la stessa cosa, avrei fatto un saggio o uno delle centinaia di articoli che ho scritto sull'argomento. Atalia, dichiara che suo padre non apparteneva al suo tempo, era venuto o troppo presto o troppo tardi. L'idea di Abrabanel, di un mondo senza Stati, né confini, né eserciti era molto bella, ma se fosse passata quella, Israele non sarebbe mai esistito e, solo per fare un esempio, non solo tutti quelli in fuga dall'Europa per paura della Shoah, ma anche le centinaia di migliaia di ebrei che vennero dall'Iraq sarebbero rimasti lì e oggi sarebbero stati massacrati dall'ISIS così come sta succedendo ai curdi e ai cristiani".Uno Stato era necessario all'epoca, uno stato dovrebbe essere necessario oggi per i Palestinesi. Sia i palestinesi che gli israeliani oggi non hanno più un'altra terra, un posto dove andare. Perché tuttavia non si riesce a convincere la maggioranza degli israeliani? È davvero solo la paura?"Qui stiamo uscendo dal romanzo per parlare di attualità (il romanzo è ambientato nel 1959, ndr), continuo a pensare che uno stato indipendente palestinese sia l'unica soluzione al conflitto ma viene ostacolata dai moltissimi militanti fanatici, da una parte e dall'altra".Tornando al romanzo. Shmuel è un giovane studioso del cristianesimo e di Giuda, che lui ritiene non un traditore, ma appunto il primo cristiano e addirittura il migliore. Perché?"Il tradimento di Giuda è stato l'evento scatenante dell'antisemitismo da parte cattolica. Giuda è sempre stato sinonimo di tradimento, in tutte le lingue. Ma ci sono molte incongruenze anche nel racconto: Giuda era ricco, che se ne faceva di 30 denari? Poca roba, al tempo. E il bacio non serviva, Gesù predicava a Gerusalemme, tutti lo conoscevano, per arrestarlo non c'era bisogno del bacio. La storia non sta in piedi. Invece Giuda crede che Gesù sia Dio e proprio per questo provoca la sua crocifissione, questo sì, ma come un compimento della sua missione divina, perché Giuda credeva in questo più di qualsiasi altra persona".Le diverse voci e posizioni di cui parlava rappresentano una metafora del dialogo necessario all'interno della comunità ebraica di Israele e non solo?"Non amo che i romanzi sia presi come metafore complessive, univoche. I romanzi raccontano la vita, le cose grandi e le cose semplici, la viltà e il tradimento, tutto il resto, le questioni generali, sono sullo sfondo".Parlando di sentimenti, nel romanzo c'è pure una storia d'amore, se c'è una forma positiva di tradimento delle idee, si può estendere anche all'amore questa possibilità? Anche in amore c'è un tradire positivo?"Talvolta sì, ma non si può generalizzare. Tutti noi siamo dei traditori qualche volta, ma agli occhi di alcuni e non agli occhi di altri. In questo romanzo l'amore che viene tradito, ma in senso 'positivo', è quello del protagonista Schmuel verso i genitori. Per un intero inverno il ragazzo tradisce madre e padre e lo fa per crescere. Si tradisce sempre la propria infanzia per crescere. E poi penso che uno non può amare il proprio paese se non ne visita un altro, non può amare la propria lingua se non ne impara un'altra e non riesce a capire l'amore vero se non quando si ama la seconda volta".Un personaggio del libro parlando di Israele dice: due popoli che amano la stessa terra sono come due uomini che amano la stesa donna, ci sarà sempre odio tra i due."Succede dappertutto, non solo in Israele. Con una differenza: due uomini che amano la stessa donna nono posso arrivare a un compromesso, invece due popoli che amano la stessa terra sono come due uomini che hanno una stessa casa: possono dividerla in due piccoli appartamenti e arrivano a un compromesso".Dopo quello che sta succedendo, la rimonta dell'odio, il proselitismo dell'ISIS, lei continua a essere ottimista per il futuro?"È difficile fare il profeta, specie per chi come me viene dalla terra dei profeti. Tuttavia, avendo pratica del medioriente da 75 anni, posso dire che da noi quando uno dice 'mai' o 'per l'eternità' di solito intende tra i sei mesi e i trent'anni". nike air max 2012 , Volley, Champions: tie-break ancora amaro, si complica per Piacenza - Repubblica.it ROMA - La Copra Piacenza si arrende al tie break 3-2 (25-22, 22-25, 23-25, 26-24, 15-12) in Belgio contro il Roeselare. Nella seconda giornata di Champions league arriva la seconda sconfitta, sempre al quinto set, per la squadra emiliana e cammino verso la qualificazione che si complica. In totale, tra campionato e coppa, si tratta del quarto ko di fila per la formazione allenata da Andrea Radici. La Copra gioca a tratti, spesso è confusionaria e sembra scollegata nei vari reparti. Tanti errori e occasioni sprecate che costano cari. I biancorossi spesso si aggrappano alle giocate di Le Roux che chiude con 28 punti (tre ace e tre muri vincenti), top scorer della serata. Ma non basta per arginare la volontà e la grinta di un avversario apparso per lunghe fasi più squadra rispetto a Piacenza. Capitan Zlatanov spinge sull'acceleratore realizzando 16 punti, seguito da Kohut con 13 punti (67 per cento in attacco), ma le difficoltà dei detentori della coppa Italia sono soprattutto nello sviluppo di un gioco continuo. Anche i dieci ace contro i soli quattro firmati Knack non danno la svolta. La Copra, problemi societari a parte, è ancora alla ricerca di un'intesa tra la panchina e la squadra, viste le tante novità arrivate in estate. Viceversa la squadra di casa confeziona la seconda vittoria consecutiva e guarda al futuro con ottimismo. Tuerlinckx con 22 punti è il migliore della formazione di casa, con il prezioso contributo di Rousseaux con 14 punti. Primo set piuttosto equilibrato con Piacenza che regala il primo break della partita ai padroni di casa. Gli emiliano sbagliano troppo in attacco e per il Roeselare diventa tutto più facile. Per fortuna Vermiglio e compagni riescono a rientrare in partita grazie a un paio di servizi vincenti e con un muro più efficace. Nel finale ancora qualche sbavatura per la formazione italiana e vantaggio Knack. Nel secondo set basta poco a Piacenza per ripartire con il piede giusto. La Copra è più determinata, attenta e gioca con maggiore pazienza nel cambiopalla: Zlatanov e compagni scappano via. I biancorossi restano avanti per tutto il parziale e devono fare i conti con qualche tentativo di risalita del Roeselare. Nel finale i belgi si avvicinano tanto, ma Piacenza conserva quel break necessario a pareggiare i conti. Terzo set combattuto con Piacenza che fatica a staccare gli avversari. La spinta decisiva arriva dalle mani di Le Roux, autentico punto di riferimento offensivo per le scelte tattiche del palleggiatore Valerio Vermiglio. Come al solito quando si avvicina il traguardo la Copra rallenta. I campioni del Belgio con un parziale di tre a zero si aggrappano al match e costringono gli ospiti a giocare punto a punto nella fase finale. Però l'esperienza del gruppo emiliano prevale, conserva il vantaggio sufficiente a timbrare il sorpasso. Quarto set nervoso e partita che si infiamma. Nel finale di set Piacenza ha la sfida in mano e getta via una grossa occasione. Ai vantaggi i padroni di casa vanno al tie break. Quinto set con Alletti al centro in campo al posto di Ostapenko. Roeselare viaggia sulle ali dell'entusiasmo e ottiene il break vincente che conserva fino a raggiungere la seconda vittoria in due partite di Champions.Mercoledì, sempre alle ore 20.30, tocca alla Sir Safety Perugia. Gli umbri, primi nella classifica provvisoria della pool G dopo il successo con Ankara del primo turno, volano in Francia ospiti del Tours Vb (palasport "Robert Grenon") per la seconda giornata della league round della massima competizione europea. Il tecnico Nikola Grbic ha potuto preparare con cura e nei minimi dettagli la sfida contro la formazione francese, approfittando della pausa in campionato di domenica scorsa. L'allenatore può contare sull'intera rosa a disposizione. Anche il libero Andrea Giovi, reduce da un lungo infortunio, è pienamente recuperato e reduce da una settimana di lavoro con i compagni. Comunque il serbo pare intenzionato a presentare in campo la "formazione tipo" delle ultime uscite ufficiali con De Cecco ed Atanasijevic diagonale di posto due, Buti e Beretta coppia di centrali, Maruotti e Fromm a ricevere e schiacciare e Fanuli a presidiare la seconda linea. Tutti "caldi" e pronti in caso di necessità i vari Sunder, Barone, Vujevic, Tzioumakas e Paolucci che in questo avvio di stagione hanno dato danno ampie garanzie e soluzioni tattiche a coach Grbic. Perugia affronta una squadra da tanti anni protagonista in Champions e che punta al passaggio del turno. I francesi sono reduci da una brutta sconfitta in Belgio al tie break nella prima giornata a Maaseik (nella quale i francesi conducevano due set a zero). Il Tours è una compagine di qualità, compatta, con le classiche caratteristiche delle squadre francesi e con diversi giocatori di spessore internazionale. Il tecnico brasiliano Mauricio Motta Paes è alla guida della squadra dal 2011 e per il match contro la Sir Safety non dovrebbe avere a disposizione l'opposto ceco Konecny. Per cui è probabile che opti per una soluzione con tre schiacciatori mandando in campo il belga Klinkenberg, il canadese Hoag e l'italiano Oleg Antonov, lo scorso anno protagonista a Cuneo e quindi ex compagno di reparto di Maruotti. In regia ci sono il francese, nel giro della propria nazionale, Bazin e il portoghese Pinheiro (un passaggio in Italia a Taranto nella stagione 2004-2005) con quest'ultimo che sembra favorito per una maglia da titolare. Al centro attenzione alla coppia "made in Usa" formata da Smith e Mc Donnell, abile nel gioco d'attacco e pericolosa a muro, mentre le chiavi della seconda linea sono affidate all'esperienza ed alla classe del libero Exiga, atleta con un lusinghiero passato in Italia tra Monza e Macerata (dove ha conquistato lo scudetto nel 2012). Insomma tanta esperienza internazionale e un gioco ben rodato sono le armi del Tours. nike air max 2012,Nuovi schiavi, nel mondo sono 36 milioni le persone private della libertà - Repubblica.it ROMA - Dopo secoli di battaglie, la schiavitù torna a far parlare di sé. A gettare una luce su una delle violazioni più brutali dei diritti fondamentali è uno studio dell'Ong australiana Walk free foundation che nel rapporto annuale sull'indice della schiavitù globale ha evidenziato cifre a dir poco allarmanti. Analizzando circa167 paesi, l'Ong ha stimato infatti che nel mondo sono quasi 36 milioni le persone vittime della schiavitù.I nuovi schiavi. Lontani dagli stereotipi cui siamo abituati, la schiavitù "moderna" è più meschina in quanto meno riconoscibile. "C'è un pregiudizio - ha detto Andrew Forrest, presidente della Walk free foundation - ovvero che la schiavitù sia un problema di un'epoca passata. O che esiste solo nei paesi devastati dalla guerra e dalla povertà". Lo schiavo "moderno" è una persona cui vien tolta la libertà per essere sfruttata. Una definizione generica che raccoglie diversi e a volte distanti tipi di abuso: dai matrimoni forzati alla tratta di esseri umani, dal lavoro forzato alla servitù per debiti. E se per alcuni la schiavitù è una grave violazione dei diritti fondamentali, per altri rappresenta un vero e proprio business. Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) il giro d'affari intorno alla schiavitù si avvicina ai 150 miliardi di dollari ogni anno, una cifra pari al pil del Vietnam.Una piaga globale. Rispetto al 2013, i numeri sulla schiavitù sono creciuti del 20%, anche se gli autori del rapporto hanno detto che ciò dipende da una maggior efficienza nel raccogliere i dati. Ad aggiudicarsi il triste primato di capitale mondiale della schiavitù è l'India con 14 milioni di persone senza libertà. In seconda posizione c'è la Cina con 3,24 milioni, seguita da Pakistan (2), Uzbekistan (1,2) e Russia (1,05). Prendendo in considerazione il numero delle persone schiavizzate in proporzione alla popolazione totale, la classifica cambia. In questo caso il primo posto va alla Mauritania dove si stima che il 4% della popolazione viva in stato di schiavitù, seguita dall'Uzbekistan con il 3,9%, Haiti (2,3), Qatar (1,3) e India (1,14). Il posto dell'Italia. Secondo il rapporto, l'Italia è al 151° posto, dopo gli Stati Uniti e prima della Germania. Stando alle stime sono circa 11.400 le persone ridotte in stato di schiavitù, circa lo 0,019% della popolazione. Dei 167 paesi esaminati solo due, Islanda e Lussemburgo, hanno meno di cento persone che vivono situazioni di schiavitù. "Questi risultati - continua Forrest - dimostrano che la schiavitù moderna esiste in ogni paese. E noi siamo tutti responsabili delle situazioni più spaventose e della miseria disperata in cui la schiavitù riduce gli altri esseri umani".Aiuto dall'alto. Nel rapporto, per la prima volta, vengono analizzati anche i dati riguardo l'impegno dei governi nella lotta alla schiavitù in base a cinque parametri standard tra cui l'identificazione e il supporto dei sopravvissuti, lo sforzo del governo nel contrastare anche legalmente i sistemi e le istituzioni che facilitano la schiavitù moderna. Nonostante nessuno degli stati abbia raggiunto il massimo del punteggio, 101 su 167 hanno sviluppato un piano per contrastare lo sfruttamento di esseri umani. "Il primo passo per sradicare la schiavitù - conclude Forrest - è misurarla. E attraverso queste informazioni critiche, dobbiamo agire tutti insieme per porre finalmente fine alla forma più grave di sfruttamento". Tra i più virtuosi si distinguono Paesi Bassi, Svezia e Stati Uniti, mentre in fondo alla classifica ci sono Corea del Nord, Iran e Siria.
- Zalando.it nike air max 2012, J. J. Abrams: "Dimenticate Lost ho creato il libro a più dimensioni" - Repubblica.it Jeffrey Jacob Abrams LONDRA. IL LIBRO più strano che vi capiterà di prendere in mano è opera dello scrittore meno stravagante che potreste incontrare. In effetti, Jeffrey Jacob (ma tutti lo chiamano J. J. - pronuncia Gei Gei) Abrams ha l'aspetto di un insegnante, magari di matematica, o piuttosto di un "nerd", il secchione dello stereotipo americano. Eppure non solo è autore di un romanzo come non se n'erano mai visti.È anche o meglio soprattutto un fantasmagorico creatore di storie per il cinema e la televisione, produttore, sceneggiatore e regista, autore di serie tv come Lost , è l'uomo che ha riportato al successo al cinema la saga Star Trek , che ha diretto action movie come Mission: Impossible I-II. E poi, naturalmente, c'è la settima, attesissima pellicola targata Guerre Stellari che uscirà il prossimo anno, dal titolo Star Wars - The Force Awakens . In questo crocevia di mondi fantastici, non c'è da stupirsi che negli Usa e in Gran Bretagna i critici lo definiscano il padrone dell'immaginario mondiale, l'erede di Steven Spielberg e George Lucas.L'appuntamento con questo novello mago di Hollywood è nel luogo che di Hollywood ha preso il posto: i Pinewood Studios a nord di Londra. È qui che Abrams sta ultimando Star Wars. Harrison Ford, Carrie Fisher e le altre stelle del film si aggirano fra i capannoni seguiti da stuoli di truccatori e assistenti. Il regista dirige su due set contemporaneamente. E il cronista, per poterlo intervistare, attende inutilmente una pausa nella lavorazione, chiuso in uno dei trailer di lusso riservati alla troupe. Vita da movie star. C'è tutto il tempo di rituffarsi nel libro di J. J. (pubblicato in Italia da Rizzoli), che parafrasando una massima di Churchill si potrebbe definire un'avventura, avvolta in un giallo, dentro un mistero: S, come si intitola sulla sovracopertina (c'è però un altro titolo, La nave di Teseo , sulla copertina rigida interna), è un libro-oggetto bellissimo, un volume dalla carta volutamente ingiallita, finto antica, ricco di note, immagini, segreti. Al centro dell'intreccio c'è il libro stesso, che nella finzione un uomo e una donna si sono passati a vicenda nella biblioteca in cui l'hanno trovato, lasciando scritti a margine del testo dei messaggi su quasi ogni pagina; e al loro dialogo si aggiungono reperti che il lettore pesca infilati qui e là, una cartolina dal Brasile, una mappa, un foglio dattiloscritto, una lettera. Un gioco? Un rebus? Un puzzle? Non solo, perché arrivati in fondo la vicenda ha un senso, anzi un doppio o forse triplo senso (in perfetto stile Lost), capace di chiamare in causa l'amore, gli ideali, il significato dell'esistenza. Leggendo si fa sera. Finalmente terminano le riprese. Stanco, Abrams ha fretta di tornare in albergo a Londra. Mi offre un passaggio sulla sua limousine e parliamo durante il viaggio.Dove ha preso l'idea per un libro così insolito?"All'aeroporto di Los Angeles, dove un giorno trovai sul tavolino di un caffè un romanzo lasciato lì da qualcuno. Dimenticato, pensavo, ma dentro c'era un messaggio: la richiesta di leggerlo e di passarlo nuovamente a un altro lettore. Ebbi un flash: i libri che trovavo da ragazzo nella biblioteca del college, con le sottolineature e gli appunti degli studenti che li avevano presi in prestito prima di me. L'ispirazione è partita da lì".Come per i film, anche questo libro è frutto di un lavoro di squadra: c'è un co-autore, ci sono collaboratori, consiglieri..."Io ho creato il concetto, il romanziere Doug Dorst lo ha scritto, la casa editrice ci ha fornito altri supporti, siamo andati avanti così a scambiarci idee e manoscritto sino alla fine, un po' come i due protagonisti della nostra storia. Se il lavoro di squadra funziona nel cinema, perché non nella narrativa?".Esiste anche un ebook di S, ma l'impressione è che il progetto volesse difendere il libro-libro, il libro di carta."L'editore è stato bravissimo a confezionare una versione digitale. Ma l'effetto è comunque diverso. E ha ragione, l'intento era fare una battaglia per il libro cartaceo, per questo oggetto meraviglioso che alcuni giudicano obsoleto. Volevamo rinnovarlo e al tempo stesso salvarne la tradizione, dimostrando che con un libro di carta puoi fare tante cose, sporcarlo, scriverci scopra, strappare una pagina, infilarci dentro una foto, che non puoi fare con un ebook".Quale è il segreto di una storia che funziona, che cattura l'attenzione del grande pubblico?"Non puoi sapere prima se il pubblico sarà grande o piccolo. Ma un segreto forse c'è o almeno è il mio: metterci cuore, passione. Nessuno può sedersi a tavolino e scrivere un romanzo o un film con gli ingredienti sicuri del successo, perché quegli ingredienti cambiano in continuazione".Ma uno dei mantra di Hollywood era che niente ha successo come il successo."È stato vero nella Hollywood dei tempi d'oro ma poi il cinema e l'industria dell'intrattenimento di massa sono rimasti prigionieri della formula, continuando a ripetere sempre le stesse storie, gli stessi personaggi, gli stessi cliché. Oggi si fanno meno film, costano troppo e devono guadagnare moltissimo, perciò ci sono enormi interessi in gioco e si è perso il gusto di rischiare, provare strade nuove, far correre la fantasia".Al cinema, non in televisione."I serial tv da Lost a Trono di spade, da Girls a True detective, sono diventati in questi anni la migliore espressione creativa proprio perché rischiano. E possono rischiare perché costano meno di un film. Nessuna di queste storie avrebbe visto la luce al cinema. Ma io spero che il cinema capisca la lezione della tv e torni a usare la fantasia anche sul grande schermo".L'America è in declino politico ed economico, ma il soft power del suo intrattenimento di massa continua a dominare il mondo: perché?"È stato a lungo così, ma non sono più d'accordo con questa affermazione. La globalizzazione fa circolare idee e talenti. Il web e le nuove tecnologie permettono di fare cinema anche con pochi mezzi. L'America non regnerà più suprema neppure nel campo dell'intrattenimento. Vedo registi e autori formidabili in Cina, Corea, Iran".Chi sono stati i suoi modelli letterari, televisivi, cinematografici?"Rod Serling con Ai confini della realtà . Stephen King. Più tardi Graham Greene, Fitzgerald, Chandler. E al cinema due su tutti, Spielberg e Lucas".Dicono che lei sia il loro erede."Non scherziamo. Li conosco e so che non possono avere eredi".Pensa che la nuova Hollywood sia davvero a Londra?"Qui ci sono grandissime qualità tecniche e strutture di primo piano. In più si parla inglese e ci danno incentivi fiscali imbattibili. A Los Angeles non si fanno più film e sempre meno anche serial tv. Se la California non fa qualcosa, Hollywood diventerà un parco divertimenti".Nel frattempo la limousine è arrivata a destinazione. Chiedo se posso filmare un'ultima domanda per il nostro sito: J. J. acconsente, controlla le luci all'interno della vettura, quindi vuole rivedere il video fatto col telefonino. Sorride: il mago di Hollywood approva. Poi scende e s'infila tra i paparazzi al Chiltern Firehouse, l'ex-stazione dei pompieri trasformata nell'hotel più cool della città. Io completo la giornata da movie star facendomi portare a casa dalla sua limousine. nike air max 2012 Superga for The Blonde Salad: la nuova capsule collection di Chiara Ferragni